I sei livelli della guida autonoma (che ancora non esistono)

Style (rubrica)
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Negli ultimi anni, forti di una strategia di marketing sempre più aggressiva, numerose case automobilistiche – Tesla in primis – hanno portato tra i consumatori il concetto di “guida autonoma”.

Quello che viene proposto come un sistema di assistenza al conducente di prossima generazione, avveniristico e fino a un paio di lustri fa impensabile, è il fiore all’occhiello della capacità ingegneristica delle migliori menti del mondo.

Necessità o forzatura?

Molte innovazioni, come ci ha insegnato la storia, sono nate da specifiche esigenze dei consumatori. Le persone, che necessitavano di un nuovo dispositivo o di un nuovo modo di svolgere le attività quotidiane, hanno influenzato fortemente i ricercatori.

Non tutto, però, è dovuto ad una necessità – non comune, almeno. Spesso l’umanità crea qualcosa di (apparentemente) inutile che, tuttavia, si rivela essere di fondamentale importanza solo in un secondo momento.

Basti pensare ad alcuni videogiochi per smartphone: chi ha mai avuto bisogno di lanciare degli uccellini con una fionda mentre aspetta la metro? A quanto pare, milioni e milioni di pendolari. Nemmeno loro, probabilmente, ne erano a conoscenza; ma il team di Rovio sì: sapeva che avrebbero riscosso un successo strabiliante. E hanno fatto centro.

L’auto si guida da sola (più o meno)

Ecco quindi che appare chiaro il perché della guida autonoma: non è una funzionalità di cui molti automobilisti sentivano veramente il bisogno. Insomma, per tanti guidare è anche (o soprattutto) un piacere: lasciare i comandi a dei transistor non è la loro massima aspirazione.

Altrettanti, invece, hanno sempre atteso con ansia l’arrivo di una tecnologia in grado di portarli dal punto A al punto B in tutta comodità.

Proprio per questo, perciò, già da diversi anni case automobilistiche di piccole, medie e grandi dimensioni, proprio come gruppi di ricerca separati, sono alla ricerca del sistema “definitivo”. Alcuni hanno raggiunto un altissimo livello di know-how, altri sono appena agli inizi.

Nella prima categoria – gli esperti – rientra sicuramente Tesla, l’azienda californiana capitanata dal genio-visionario Elon Musk. Musk ha sempre creduto nella guida autonoma, tanto da farne il suo cavallo di battaglia fin quasi dagli albori.

Ad oggi, propone vetture capaci di svoltare, cambiare corsia, seguire altri veicoli e adattarsi al traffico autostradale. Tuttavia, per quanto sia uno stato particolarmente avanzato e difficile da raggiungere della guida autonoma, c’è ancora molta strada da fare. In tutti i sensi.

Sei gradi di preparazione

Come dicevo, ricercatori, ingegneri e case automobilistiche si sono dati allo sviluppo di tecnologie in grado di cambiare, rivoluzionare, il modo in cui viviamo i trasporti quotidiani. Hanno creato sistemi capaci di accelerare e rallentare automaticamente, di frenare in caso di emergenza e di assisterci alla guida.

La confusione che ne è scaturita, per il consumatore finale, non è stata poca. Proprio per questo, quindi, sono stati definiti dei cosiddetti “livelli”: sono degli stadi che indicano quanto un software di guida autonoma è… autonomo. Sono stati definiti dalla Sae (Society of automotive engineers) nel 2014 e ci accompagneranno nei prossimi anni.

Questo aiuta sia gli utenti, che possono così fare affidamento ad un sistema di classificazione standardizzato, sia chi, quei sistemi, li realizza, che può capire con precisione dove si posiziona.

Livello 0: automazione? No, grazie

Il primo livello, in realtà, non è assolutamente una novità. Si tratta, infatti, dell’assenza di pressoché qualsiasi automazione; in altri termini, il “livello 0” è definito da cosa “non è”.

Ciononostante, può comprendere qualche piccolo ausilio alla guida: dalla frenata automatica di emergenza agli avvisi che evitano le costose, dolorose e pericolose collisioni.

Insomma, la tecnologia è subentrata al livello più basso, giungendo alla stragrande maggioranza degli automobilisti: anche le citycar, infatti, sono equipaggiate con i sistemi di cui sopra. Che, però, non sono sufficienti per entrare nella classificazione Sae.

Livello 1: l’automobile si fa più intelligente

Gli umani possono fare affidamento sulla loro macchina per alcuni compiti di base. Sebbene siano ancora completamente responsabili per qualsiasi cosa accada, il loro stress derivante da situazioni di guida non ottimali (come nel traffico o durante i lunghi tragitti autostradali) viene attenuato.

La collaborazione uomo-macchina entra nel vivo e inizia a dare le prime soddisfazioni: dal lane assist, ossia quel sistema che mantiene attivamente la corsia di marcia, al cruise control adattivo, che mantiene la velocità pre-impostata adeguandola a quella del veicolo che precede.

Livello 2: guidare è più confortevole

Il livello 2, il più alto raggiunto finora da un’autovettura prodotta in serie – le Tesla la fanno da padrone -, porta ad uno step superiore il comfort di guida. L’auto non è ancora in grado di prendere decisioni strategiche autonomamente, né solleva l’autista dagli obblighi e dalle responsabilità civili e penali.

I sistemi del primo stadio divengono più evoluti e precisi, il veicolo ha maggiore libertà di “decisione”. Questo, tuttavia, richiede ancora la piena attenzione del guidatore, che deve essere onnipresente: anche le mani vanno mantenute salde sul volante, per poter intervenire in caso di necessità.

Nonostante le sue capacità, infatti, un sistema di secondo livello è in grado di gestire un ristretto numero di situazioni e, quando non ci riesce, si disattiva.

Livello 3: che il controllo abbia inizio

L’automobile è finalmente in grado di prendere alcune decisioni. La sua precisione è aumentata a tal punto che non richiede più che il guidatore afferri lo sterzo, né che guardi costantemente la strada che sta percorrendo (solo, però, se si distrae con il sistema infotainment di bordo).

Le decine di sensori installate sul veicolo – telecamere, LiDar, sensori di distanza, ecc. – forniscono un numero sufficiente di input per permettere al computer di bordo di “comprendere” l’ambiente che lo circonda con un’ottima precisione.

Tuttavia, proprio come per il livello 2, l’autista deve essere sempre pronto a intervenire; in caso di necessità, infatti, viene avvisato dal veicolo, che lo costringe a tornare alla classica guida manuale.

Alcuni costruttori sono già al lavoro su vetture che raggiungeranno questo ambito stadio.

Livello 4: gli automatismi dominano la strada

Se al precedente livello l’attenzione del guidatore doveva essere sostanzialmente costante, ora ciò non è più richiesto. Il veicolo, dotato di una serie di sensori adeguata e di un software particolarmente avanzato, può gestire completamente alcune situazioni.

Per esempio, viaggiando in autostrada la macchina può effettuare tutte le manovre e le operazioni necessarie a garantire la sicurezza del viaggio. È in grado di reagire agli errori di altri automobilisti e di porvi rimedio, destreggiandosi anche in complicate situazioni di pericolo.

Livello 5: anche le macchine si divertono alla guida

All’ultimo “piano” si trova il livello 5. Le autovetture che raggiungono questo stadio sono veramente, completamente, autonome. Sono capaci di destreggiarsi in tutte le situazioni, siano esse ordinarie o di imminente pericolo.

Per raggiungere questo livello dell’evoluzione della guida autonoma ci vorranno ancora diversi anni – forse decenni -, perché non basteranno più dei “semplici” software; serviranno vere e proprie intelligenze artificiali, in grado non solo di agire ma anche di comprendere la situazione, di interpretarla e di prendere una vera decisione – anche se non strettamente libera.

Non ci saranno più guidatori, poiché i veicoli non avranno più né un volante né dei pedali: ci saranno soltanto passeggeri, che potranno sfruttare il tempo impiegato per il trasporto per svolgere diverse attività, dal dormire al lavorare al computer.

Marco Garosi 91 Articoli
Sono un informatico, appassionato di programmazione e progettazione di sistemi.