Perché non ci dimentichiamo come andare in bici?

Uomo in bicicletta

La maggior parte delle persone ha imparato ad andare in bicicletta in tenera età. Spesso, infatti, impariamo a restare in equilibro sulle due ruote tra i cinque e gli otto anni. Altrettanto spesso, però, smettiamo di pedalare in favore di altri mezzi di trasporto.

Ciononostante, anche se sono trascorsi diversi anni, appena saliamo in sella riusciamo a partire, senza particolari difficoltà. Perché non ci dimentichiamo come andare in bici?

Una questione di… memoria

Noi siamo ciò che siamo grazie anche ai nostri ricordi; le nostre esperienze passate, la nostra storia e le abilità che abbiamo sviluppato sono una parte fondamentale del nostro essere. Ogni giorno viviamo un’infinità di eventi più o meno importanti e la nostra memoria assorbe costantemente un’enorme quantità di informazioni. Per poter “incamerare” quelle più significative, però, è costretta ad eliminarne la maggior parte.

Ci sono, tuttavia, alcune nozioni e alcune abilità che sono sempre con noi, anche a distanza di anni. Questo accade anche se non stimoliamo le zone del cervello in cui queste informazioni sono memorizzate: ci ricordiamo come andare in bicicletta anche se non l’abbiamo fatto per anni.

La motivazione, come è stato scoperto da alcuni scienziati, è che la nostra memoria è divisa in due parti. Abbiamo così una memoria dichiarativa e una memoria procedurale.

Ragazza in bicicletta

La memoria dichiarativa

La memoria dichiarativa è, a sua volta, composta da due aree:

  • una si occupa di incamerare informazioni su fatti e cultura in generale;
  • l’altra, invece, gestisce i ricordi.

A prescindere dalla specializzazione, entrambe presentano un fattore comune: siamo consapevoli del loro “contenuto” e, soprattutto, siamo in grado di trasmetterlo ad altri individui. Riusciamo, cioè, a condividere le informazioni in nostro possesso.

La memoria procedurale

Le nostre abilità – “ciò che sappiamo fare”, in breve – si trovano in una zona differente di memoria detta “memoria procedurale”. Quest’ultima, a differenza della memoria dichiarativa, è nettamente più resistente: è in grado di non perdere le informazioni che contiene anche in seguito a traumi. Difficilmente, infatti, è soggetta alla scomparsa dei dati che racchiude.

È proprio questo che ci permette di non dimenticare, nemmeno dopo molti anni, come si rimane in equilibro su una bicicletta, come si suona uno strumento o come si prepara una certa pietanza. Insomma, dopotutto è “semplice come andare in bici”.