Le sequenze: cosa sono, quali sono e a cosa servono

Scrivere

Se ti stai addentrando nel mondo della scrittura devi conoscere, innanzitutto, come è strutturato un testo. La ricetta per diventare un bravo scrittore contiene, tra gli ingredienti, una buona dose di teoria. Uno dei pilastri portanti di un testo è la sua suddivisione in sequenze.

Probabilmente ne hai già sentito parlare a scuola e, forse, sei uno studente che deve analizzare un testo. Magari sei un aspirante scrittore. In qualsiasi caso, è molto importante che tu comprenda cosa sono le sequenze, quali sono e quale ruolo giocano in uno scritto.

L’organizzazione

Un buon testo deve raggiungere diversi obiettivi – e non sempre è semplice! In primo luogo, deve essere avvincente: chi leggerebbe mai un libro noioso?! Poi, deve essere grammaticalmente e sintatticamente corretto e, in base al pubblico a cui è rivolto, deve adottare un lessico più o meno ricercato.

Un altro elemento di fondamentale importanza è il ritmo: proprio come accade quando si parla, la velocità non deve mai essere costante. È importantissimo alternare parti lente, quasi statiche, a parti veloci e dinamiche.

Il modo migliore per farlo è sfruttando le giuste tipologie di sequenze. Le sequenze, infatti, non sono altro che un modo di organizzare il contenuto in blocchi di senso compiuto. Le sequenze sono sempre presenti – anche se non le pensi esplicitamente. In ogni testo, insomma, è possibile identificare delle sequenze.

Quali sono le sequenze?

Le sequenze sono suddivise, da un punto di vista prettamente teorico, in quattro categorie:

  • Narrative: sono le sequenze in cui, come puoi intuire dal nome, viene riferito ciò che accade. Il tempo della storia, perciò, procede – in linea di massima – coerentemente con il tempo con cui si sono svolti i fatti.
  • Descrittive: sono le sequenze in cui il tempo della storia viene momentaneamente interrotto per fornire al lettore una descrizione. Che parli di un personaggio, di un oggetto, di un evento, di un sentimento o di un luogo, una sequenza descrittiva “mette in pausa” la narrazione.
  • Dialogiche: servono per riportare il dialogo tra i personaggi, fornendo al lettore le informazioni in modo veloce e “senza filtri”.
  • Riflessive: sono sequenze che permettono al narratore di riportare i pensieri e le emozioni. Fermano la narrazione per soffermarsi su dei particolari altrimenti “invisibili”.

Ora, come è normale che sia, questa suddivisione non viene mai rispettata rigidamente. D’altronde, mentre scrivi non ti focalizzi sul tipo di sequenza che stai usando per cercare di non “sgarrare”. Inoltre, se fossero sempre rigorosamente seguite, renderebbero il testo piuttosto innaturale.

Al contrario, quindi, si tende all’utilizzo di sequenze miste, cioè di sequenze che uniscono due (o più) tipi di sequenza. Questo permette di dare una maggior naturalezza al testo; un caso assai frequente, ad esempio, è quello in cui al dialogo tra due personaggi si alterna la descrizione di ciò che sta accadendo; un altro esempio è la frapposizione di parti riflessive a parti descrittive o narrative.

Il ritmo

Un altro elemento che ti ho già accennato è il ritmo. Come ti stavo dicendo, infatti, è fondamentale dare una cadenza, una velocità, al tuo testo. Per ottenere questo risultato devi quindi alternare le sequenze, che possono essere suddivise in due ulteriori categorie:

  • Dinamiche: sono quelle sequenze in cui il tempo della storia avanza, fornendo quindi nuovi dettagli circa gli avvenimenti al lettore. Tipicamente sono le sequenze narrative o quelle che contengono, anche in piccola parte, elementi narrativi.
  • Statiche: sono sequenze in cui il tempo della storia si ferma o, comunque, rallenta. Fanno parte di questa categoria le sequenze descrittive, dialogiche (nel caso in cui non forniscano alcun elemento narrativo) e riflessive. In base al loro contenuto, possono “frenare” il ritmo, fino a fermarlo nel caso di sequenze puramente descrittive. Quando descrivi un oggetto o un paesaggio, infatti, sospendi momentaneamente la narrazione.

A discapito della categorizzazione che ti ho appena proposto, però, è importante non dimenticare che una sequenza descrittiva può essere parzialmente dinamica: se un personaggio sta camminando in un bosco e, assieme ai suoi pensieri (sequenza riflessiva) e agli eventi che si svolgono descrivi anche il paesaggio, stai facendo progredire il tempo della storia.

In poche parole, “mixando” le sequenze puoi ottenere un ritmo più sostenuto o più delicato.

È errato pensare, tuttavia, che le sequenze statiche siano inutili; al contrario, sebbene non contribuiscano significativamente alla progressione del tempo della storia, forniscono elementi fondamentali alla sua comprensione.

È importante, quindi, alternare sequenze dinamiche e sequenze statiche. Variare il ritmo del testo ti aiuta a mantenere alta l’attenzione del lettore.

Quanto è lunga una sequenza?

Questa è una domanda che ci si pone spesso quando si inizia l’analisi (o la scrittura) di un testo. Una risposta univoca, ciononostante, non esiste. Le sequenze non possono essere categorizzate in base alla loro lunghezza, poiché questa dipende dall’autore.

È essenziale ricordare, però, che utilizzare soltanto sequenze particolarmente lunghe porta ad un calo di attenzione nel lettore. Allo stesso modo, adoperare solo sequenze troppo corte rende il testo poco piacevole da leggere.

In medio stat virtus, dicevano i Latini: “la verità sta nel mezzo”. Un bravo scrittore alterna sequenze più lunghe e corpose a sequenze meno ricche di contenute. Così facendo, modifica il ritmo del racconto, contribuendo a mantenere vivo l’interesse del pubblico.

Quando finisce una sequenza?

Dopo aver capito che le sequenze non hanno una lunghezza prestabilita, è importante riuscire a identificarne l’inizio e la fine. Può essere un compito arduo, ma seguendo alcuni “trucchi del mestiere” tutto diventa più semplice. Prestare buona attenzione ai particolari, inoltre, può fornire un valido aiuto.

Una sequenza, quindi, termina:

  • Quando cambia la scena. Al variare del contesto, infatti, è spesso associato un cambiamento di sequenza.
  • Quando cambia il tempo. In particolare, se la narrazione viene interrotta da un flashback (analessi) o da un flash-future (prolessi), il cambio di sequenza è quasi assicurato.
  • Quando entra in scena (o ne esce) un personaggio. Quest’indicazione, ovviamente, non è sempre valida; tuttavia, se le dinamiche tra i personaggi si modificano, con buona probabilità è corretta.
  • Quando cambia il tipo di sequenza. Se noti un netto cambio di sequenza, con tutta probabilità quella precedente è terminata. Presta attenzione, però, a non farti trarre in inganno dalle sequenze miste!

Una sequenza, come ti dicevo, non ha una lunghezza fissa. Un’ulteriore indicazione che può aiutarti è di considerare la lunghezza complessiva del testo che stai esaminando: se è particolarmente ampio (come nel caso di un libro), le sequenze avranno una lunghezza maggiore (possono essere anche di alcune pagine!) rispetto alle sequenze di un breve trattato.

In un libro, inoltre, è facile individuare le cosiddette “macrosequenze“: sono delle sequenze particolarmente lunghe (“marco”, per l’appunto) che racchiudono al loro interno più sequenze di dimensioni inferiori e di tipologie diverse. Una macrosequenza, proprio come una sequenza più piccola, tratta un determinato argomento/evento.

Queste sono le informazioni più importanti che devi conoscere sulle sequenze. Che tu debba analizzare un brano o che tu voglia acquisire una maggior consapevolezza nella scrittura, è fondamentale conoscere e saper riconoscere i tipi di sequenza. Buona lettura (o scrittura)!