L’incipit: cos’è e a cosa serve

Scrivere

Per iniziare il tuo viaggio nel mondo della scrittura, una buona conoscenza teorica degli elementi che compongono un testo è fondamentale. Se vuoi fare in modo che il tuo brano venga letto e apprezzato, devi assicurarti l’attenzione del lettore. E un buon incipit è un ingrediente di primaria importanza.

Un testo, dicevo, deve essere accattivante. Così come è vitale che abbia un buon ritmo e che presenti il giusto mix di sequenze, è di grande interesse che guadagni l’interesse del lettore sin da subito. Il modo migliore per farlo è scrivere un incipit seducente e ammaliante: l’incipit è tutto.

Dove tutto ebbe inizio

Le prime parole di un racconto sono quelle che formano l’incipit. Formano quella parte del testo, insomma, che ha l’arduo compito di tirare a sé il lettore, di “stregarlo” e di trattenerlo. Scrivere un incipit, in breve, è un compito assai ostico.

“Incipit” – come forse hai già intuito – è una parola di origine latina. Più precisamente è un verbo (incipĕre) che significa “incomincia”. Noi, tuttavia, lo usiamo come verbo sostantivato: come se fosse, cioè, un nome. Quando analizziamo un brano, perciò, con “incipit” ci riferiamo alle prime parole (al più alle prime frasi) che leggiamo.

Gli incipit, proprio come le sequenze, possono essere catalogati in base alle loro caratteristiche. A differenza di queste ultime, però, la classificazione è nettamente più semplice – seppure non sia banale. Ci sono, quindi, tre tipi di incipit:

  • Narrativo
  • Descrittivo
  • In medias res

Incipit narrativo

Un incipit ampiamente usato è quello narrativo, che ci introduce dolcemente all’interno del racconto. La narrazione dei fatti ha subito inizio e ci vengono forniti gli elementi essenziali per poterci “accomodare” e gustare quello che sta accadendo.

Un incipit narrativo ha un duplice effetto:

  • Avvia gradevolmente il racconto
  • Risveglia la curiosità nel lettore, che si sente naturalmente portato a proseguire nella lettura.

Offre sin da subito le informazioni più importanti, facendo in modo che, contemporaneamente, si ponga alcune domande. Senza, tuttavia, scombussolarlo.

È un tipo di incipit semplice, a livello teorico, ma alquanto complicato da mettere in opera a regola d’arte. Ecco un esempio:

Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo.
Casa Oblonskij era sottosopra. La moglie aveva scoperto la tresca fra il marito e l’istitutrice francesce che era stata qualche tempo con loro e lo aveva informato che non potevano più vivere sotto lo stesso tetto. Era accaduto tre giorni prima, e la situazione risultava assai penosa per i coniugi e la famiglia tutta, nonché per la servitù. Non c’era più motivo di restare insieme, e familiari e servitù lo avevano ben chiaro: gli ospiti occasionali di una qualunque locanda potevano vantare legami più saldi dei loro, familiari e servitù degli Oblonskij…

Anna Karenina di Lev Tolstoj

Come puoi osservare, è un incipit chiaro e che, dopo aver preso “per mano” il lettore, lo accompagna con garbo all’interno della vicenda. Non svela sin da subito tutti i dettagli più “succosi”; ciononostante ne stuzzica l’attenzione, convincendolo a proseguire l’avventura.

Incipit descrittivo

Come s’intuisce dal nome, questa tipologia di incipit punta sulla descrizione di un paesaggio, di un oggetto o di un personaggio.

Appare particolarmente semplice da applicare, poiché sembra che richieda una mera esposizione di informazioni. Eppure non è così: per sua natura attira di meno l’attenzione del lettore. Ecco quindi che è fondamentale scrivere un pezzo che non sia né banale, né effimero, né frivolo.

Un incipit descrittivo deve invocare le emozioni e i sentimenti, stimolando il desiderio di sapere. È come se il lettore stesse guardando un film e la telecamera, che sta riprendendo il paesaggio, si avvicinasse ad un particolare, per poi dare il via all’azione. Riprodurre quest’effetto a parole è tutto fuorché semplice.

L’esempio più classico per comprenderlo ci è dato da uno degli scrittori più importanti della Letteratura italiana: Alessandro Manzoni.

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascia l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di San Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in spianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque.

Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Questo tipo di incipit sfrutta appieno anche la musicalità delle parole (il loro significante) e il ritmo: annoiare il lettore è più facile di quanto si possa pensare.

Incipit in medias res

L’ultima tipologia di incipit è conosciuta come “incipit in medias res“. È un incipit difficile e, soprattutto, rischioso: se non se ne fa un buon uso si rischia di “traumatizzare” il lettore, che, così, abbandonerà subito il brano. Anzi, probabilmente non lo acquisterà nemmeno.

A differenza dell’incipit narrativo, l’incipit in medias res ci catapulta nello svolgersi degli eventi. Non ci accompagna con garbo e dolcezza, ma ci scaraventa con forza all’interno del racconto. Ci costringe a uscire dalla nostra comfort zone, sconvolgendoci e imponendoci di “drizzare le orecchie”.

L’incipit in medias res è una vera è propria calamita, che genera incertezza, talvolta “timore”, in grado di catalizzare tutta l’attenzione del lettore. Porta a livelli altissimi le sue aspettative, “forzandolo” a proseguire la lettura.

È rischioso? Certamente! Se non è adoperato adeguatamente, proprio come l’incipit descrittivo, può danneggiare il resto del racconto. Insomma, se non ti senti pronto, potresti iniziare con un più “semplice” incipit narrativo.

Per poterlo comprendere meglio, ti presento un incipit tratto da un famoso brano di Franz Kafka.

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale.

La metamorfosi di Franz Kafka

L’incipit è tutto

Quando un lettore è in procinto di acquistare un nuovo libro, la prima cosa che fa è leggerne le prime righe – l’incipit, appunto. L’incipit ha il tanto importante quanto complesso compito di prendere il lettore e portarlo a leggere tutto, fino alla fine.

Si tratta di un obiettivo parecchio difficoltoso: da poche righe, da poche parole, dipende gran parte del successo di un libro. Tutto è in bilico e l’ago della bilancia deve pendere nel verso corretto. L’incipit è l’artificio attraverso il quale si convince il lettore. L’incipit è tutto.