La fabula e l’intreccio: cosa sono e a cosa servono

Scrivere

Dopo aver identificato l’incipit e le sequenze di un brano devi affrontare un compito altrettanto complesso: l’analisi della fabula e dell’intreccio. Questi termini, che possono spaventarti se non li conosci, compaiono piuttosto frequentemente in narrativa. Che tu stia scrivendo un racconto o che tu lo stia analizzando, conoscerne il significato può darti un grande aiuto.

Fabula e intreccio indicano l’ordine degli eventi, nulla di più, nulla di meno. Ciononostante, non sono affatto sono concetti banali. Più precisamente, con “fabula” s’intende l’ordine logico-cronologico dei fatti; con “intreccio”, invece, ci si riferisce all’ordine in cui gli eventi sono narrati.

Ogni scrittore ha la piena facoltà di decidere in quale ordine narrare gli avvenimenti. In base alle scelte che prende e modificando la disposizione degli episodi può creare suspance, accrescere le aspettative, sciogliere dei dubbi o fornire dei dettagli.

Qual è la differenza tra fabula e intreccio?

Come ti stavo dicendo, la fabula indica il susseguirsi in ordine cronologico degli eventi, così come accadono nella realtà; l’intreccio, al contrario, è la loro disposizione, effettuata dall’autore. Le differenze, tuttavia, potrebbero non esserti ancora chiare; per questo motivo, devi ricordare che:

  • La fabula rappresenta la linea del tempo reale, sulla quale si collocano tutti gli episodi. È, come dice la definizione stessa, lineare: il tempo, cioè, scorre in una sola direzione, avanzando.
  • L’intreccio rappresenta il percorso narrativo scelto dallo scrittore. Non è detto che corrisponda alla fabula: al contrario, molto spesso se ne discosta.

Ti propongo, di seguito, un’immagine che dovrebbe aiutarti a delineare al meglio le dissomiglianze tra fabula e intreccio.

Fabula e intreccio
Fabula e intreccio

Le frecce gialle rappresentano la fabula: come puoi vedere, gli eventi si svolgono ordinatamente, uno dopo l’altro, così come accadono nella realtà. Le frecce rosse, viceversa, raffigurano l’intreccio: si salta da un evento all’altro, con stacchi temporali “secchi” o arricchiti di dettagli – in base alle scelte narrative.

La fabula, perciò, è un dato oggettivo e indipendente dall’autore: è indiscutibile. L’intreccio, invece, è l’espressione dello scrittore, che ha il pieno controlla sulla propria opera: è soggettivo e non rispetta l’ordine logico-cronologico degli eventi. Lo sviluppo della storia, quindi, è controllato dal narratore, che decide quali informazioni dare e quali, invece, omettere al lettore.

Perché l’intreccio non corrisponde alla fabula?

La corrispondenza tra fabula e intreccio, perciò, spesso non viene rispettata. Ma perché? In effetti, il dubbio sorge spontaneo: quando raccontiamo un’esperienza che abbiamo vissuto, solitamente, narriamo i fatti in ordine cronologico. Questo ci permette di essere particolarmente chiari nell’esposizione e di non richiedere una soglia di attenzione troppo alta a chi ci ascolta.

Tuttavia, lo scopo di un romanzo non è solo riportare un evento. All’opposto, una buona storia deve essere avvincente, intrigante e stimolante. Il lettore deve essere attratto da ciò che il narratore ha da dirgli: non deve leggerlo come un qualsiasi articolo di cronaca, bensì deve immergersi nel racconto.

Ecco, proprio questo è il motivo principale che spinge lo scrittore ad effettuare uno scarto spazio-temporale: dà vita, appunto, all’intreccio. In questo modo “comanda” il mondo che descrive e può manipolarlo a proprio piacimento: può creare suspance e, come dicono i tedeschi, “Spannung” (tensione); può narrare gli eventi, così come tagliare parti superflue.

Come si modifica l’ordine degli eventi?

Per realizzare il proprio obiettivo, quindi, l’autore ha bisogno di alcuni strumenti. Lo sfasamento tra fabula e intreccio è realizzato tramite le cosiddette anacronie, delle particolari tecniche narrative di grande importanza:

  • L’analessi, comunemente chiamata “flashback” o, più raramente, “retrospezione“. Consiste nell’interrompere la narrazione per fare un salto indietro nel tempo. Lo scopo è di raccontare un aneddoto o, più generalmente, una serie di eventi passati. Solitamente, l’introduzione di un’analessi segna un cambio di sequenza anche se, ovviamente, non è detto che sia sempre così.
  • La prolessi, conosciuta dal grande pubblico come “flash-future“, “flash-forward” o “anticipazione“. È diametralmente opposta alla retrospezione: serve, quindi, quando il narratore vuole fornire dei dettagli su qualcosa che accadrà in futuro. Come dice il nome, anticipa qualcosa.

L’alternarsi di eventi cronologicamente distanti rende il testo più intrigante, interessante e suggestivo. Ciononostante, la lettura diventa – a seconda delle modifiche apportate alla dimensione temporale – più o meno complessa. Le favole, le fiabe e i racconti per bambini, proprio per questo motivo, presentano di frequente una fabula e un intreccio che corrispondono (o quasi).

Un libro deve essere attraente, per tutto il tempo: una buona trama non è sufficiente. L’autore deve dare il proprio tocco unico e personale, giocando con le sequenze, la fabula e l’intreccio. L’importante, quindi, non è la meta: ciò che conta è il percorso.