Cos’è un green screen?

Cos'è? - Miniatura della rubrica di marcogarosi.it
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Sei andato al cinema con degli amici e hai visto degli effetti speciali che ti hanno lasciato a bocca aperta. Parlandone con i tuoi compagni, hai sentito nominare un certo “green screen” e, perciò, ti sei chiesto cosa sia e a cosa serva. Ecco, quindi, cos’è un green screen!

Il cosiddetto intarsio a chiave di colore, anche noto come chroma key o, nel gergo comune, come green screen o blue screen, è una tecnica fotografica/cinematografica usata per sovrapporre due immagini o video differenti.

Cos’è il green screen?

Il tanto famoso green screen è sia una tecnica che un prodotto. Partiamo dalla descrizione della prima definizione.

Tecnica

Spesso, dopo aver scattato una fotografia o registrato un video, bisogna rimuovere lo sfondo. I fotografi, ad esempio, lo fanno quando, dopo aver catturato l’immagine di un prodotto da pubblicizzare, devono eliminare l’ambiente circostante al soggetto. Chi si occupa di video editing, invece, ha la necessità di trasportare i personaggi in una scena fantastica, inventata, disegnata al computer.

Per raggiungere quest’obiettivo, perciò, devono scontornare il soggetto, così da poter cancellare definitivamente lo sfondo originale. Quest’attività, però, si rivela lunga e spesso complessa: scontornare alla perfezione una porzione di un’immagine richiede abilità e diverso tempo – anche ai professionisti.

Proprio per questo motivo è nato il cosiddetto green screen che, in questo caso, si può chiamare anche chroma key o intarsio a chiave di colore. Questa tecnica, sostanzialmente, consiste nel registrare la scena o scattare la fotografia mettendo il soggetto in condizioni di forte contrasto cromatico con lo sfondo.

In altre parole, un regista di un film fantasy deve fare in modo che i personaggi si trovino in un ambiente con colori il più possibile differenti da quelli dei vestiti che indossano. Come? Usando un green screen (inteso, ora, come prodotto).

Così facendo, nella fase di editing, gli addetti ai lavori devono “soltanto” sfruttare le funzionalità incluse nei software che usano (come, ad esempio, Adobe After Effects o Final Cut Pro); queste funzionalità, perciò, sono proprio quelle che consentono di realizzare il croma key.

Più semplicemente, sfruttando delle riprese eseguite nel modo migliore possibile (con le ombre ridotte al minimo e con una risoluzione adeguata), possono rimuovere efficacemente lo sfondo (background) con relativa semplicità, occupandosi così soltanto delle rifiniture: è un applicativo, quindi, che rimuove automaticamente lo sfondo.

Prodotto

Alla tecnica viene affiancato il vero e proprio green screen. Come puoi intuire dal nome, è uno “schermo verde”, che viene posto dietro al soggetto che deve essere scontornato.

I green screen si chiamano in questo modo a causa del loro colore tipico: il verde. Questa è una loro caratteristica che li rende particolarmente adatti a pressoché qualsiasi applicazione: il loro colore, infatti, difficilmente si trova sui capi di abbigliamento o in altri oggetti.

In questo modo, quindi, il contrasto cromatico aumenta tantissimo – e facilmente. Tuttavia, non è sempre possibile usare il verde: se volessi scattare una fotografia ad un vaso di fiori verdi, infatti, avresti un bel po’ di problemi a scontornarli. Il programma che usi, come Photoshop o Corel Photo Paint, infatti, “impazzirebbe”, non riuscendo a distinguere il soggetto dallo sfondo.

Ecco perché i green screen non sono sempre “green”: la variante più comune è il blu, solitamente scuro (il cosiddetto blue screen); ci sono, comunque, altre colorazioni: rosso, bianco o nero sono tra quelle più diffuse dopo il verde e il blu, ma puoi acquistarne pressoché di qualsiasi tonalità, così da trovare quello perfetto per le tue necessità.

Ora, quindi, sai cos’è un green screen, sia a livello di tecnica che di prodotto: buone riprese e buon editing!

Marco Garosi 91 Articoli
Sono un informatico, appassionato di programmazione e progettazione di sistemi.